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del contadino Andrej Savostjanov. Uomini, donne e bambini della grande famiglia contadina si riunirono nella stanza più piccola al di là dell'andito. Soltanto la nipotina di Andrej, Malaša, una bambina di sei anni, alla quale Sua Eccellenza Serenissima, dopo averla carezzata, aveva dato una zolletta di zucchero durante il tè, era rimasta sopra la stufa della stanza grande. Dalla stufa Malaša guardava con timidezza e con gioia le facce, le divise e le croci dei generali, che entravano uno dopo l'altro nell'izba e si sedevano nell'angolo delle icone, sulle larghe panche sotto le immagini sacre. Il nonno, come Malaša chiamava dentro di sé Kutuzov, stava seduto in disparte dagli altri, al buio, dietro la stufa. Se ne stava completamente abbandonato nella poltrona pieghevole e continuamente scatarrava e si metteva a posto il colletto della giacca che, anche sbottonato, pareva soffocarlo. Quelli che entravano, uno dopo l'altro, si avvicinavano al feldmaresciallo; ad alcuni egli stringeva la mano, ad altri faceva un cenno con la testa. L'aiutante Kajsarov avrebbe voluto sollevare la tenda della finestra di fronte a Kutuzov, ma Kutuzov gli fece un gesto di stizza e Kajsarov capì che Sua Eccellenza non voleva essere visto in faccia.   
   Intorno al rustico tavolo di legno, sul quale stavano carte geografiche, piani, matite, fogli di carta, si riunì tanta gente che gli attendenti portarono un'altra panca e la misero vicino al tavolo. Su questa panca si sedettero i nuovi venuti: Ermolov, Kajsarov e Toll. Proprio sotto le icone, al primo posto, sedeva Barclay de Tolly: portava l'ordine di san Giorgio al collo, aveva la faccia pallida e malaticcia, l'alta fronte che si confondeva con la testa calva. Già da due giorni soffriva di febbre e anche adesso aveva i brividi e si sentiva tutto indolenzito. Al suo fianco era seduto Uvarov e con voce sommessa (così

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