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   Il personaggio si mise a consolarla; Hélène disse fra le lacrime (fingendo un momentaneo abbandono) che nulla poteva impedirle di sposarsi, che c'erano già degli esempi (gli esempi allora erano ancora pochi, ma lei nominò Napoleone e altri personaggi), che lei non era mai stata la moglie di suo marito, e che l'avevano costretta al sacrificio.   
   «Ma le leggi, la religione...» diceva il personaggio, cominciando ormai ad arrendersi.   
   «Le leggi, la religione... Ma per che cosa sono state inventate se non possono rendere possibile nemmeno questo!» disse Hélène.   
   L'importante personaggio si meravigliò che non gli fosse mai passato per la mente un così semplice ragionamento, e si rivolse per consiglio ai santi fratelli della Compagnia di Gesù con i quali si trovava in rapporti molto amichevoli.   
   Alcuni giorni dopo, durante una delle incantevoli feste che Hélène dava nella sua villa di Kamennyj Ostrov, le fu presentato l'affascinante m.r de Jobert, un Jésuite à la robe courte, un uomo non più giovane, con i capelli bianchi come la neve e neri occhi brillanti; costui si trattenne a lungo in giardino con Hélène, alla luce dei lampioni e al suono della musica, a conversare dell'amore per Dio, per Cristo, per il cuore della Madre di Dio e delle consolazioni che procura in questa vita e in quella futura l'unica e vera religione cattolica. Hélène ne fu commossa e varie volte sia a lei che a m-r de Jobert spuntarono le lacrime agli occhi e la voce divenne tremante. L'inizio delle danze, cui un cavaliere invitò Hélène, disturbò questa conversazione tra lei e il suo futuro directeur de conscience, ma il giorno dopo m-r de Jobert andò da solo, di sera, a casa di Hélène, e da quel momento cominciò a farle visita di frequente.   
   Un giorno egli accompagnò la contessa in un tempio cattolico, dove lei

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