si mise in ginocchio davanti all'altare a cui era stata fatta avvicinare. Il non più giovane ma affascinante francese le mise le mani sulla testa e lei, come raccontò in seguito, provò una sensazione indefinita, come il soffio di una brezza leggera che le scendeva nell'anima. Le spiegarono che quella era la grâce.
Poi la presentarono a un abate à robe longue, che la confessò e le rimise i suoi peccati. Il giorno dopo le portarono un cofanetto con l'ostia consacrata e glielo lasciarono a casa perché se ne servisse. Alcuni giorni dopo, con sua grande soddisfazione, Hélène seppe che ormai era entrata nella vera Chiesa cattolica e che a giorni il Papa stesso ne sarebbe stato messo al corrente e le avrebbe inviato una certa carta.
Tutto ciò che in quel periodo succedeva intorno a lei e a lei stessa, tutta l'attenzione che le rivolgevano tante persone d'elevato intelletto e che si manifestava in forme così piacevoli e raffinate, quella purezza di colomba in cui adesso viveva sempre (durante quel periodo indossò abiti bianchi con nastri bianchi), tutto questo le procurava piacere, ma fra tanto piacere neppure un solo momento perdeva di vista il proprio scopo. E poiché, come sempre avviene, in fatto d'astuzia lo stupido batte chi è più intelligente di lui, Hélène, avendo compreso che lo scopo di tutte quelle frasi e quelle premure consisteva soprattutto nell'ottenere da lei, convertita al cattolicesimo, delle sovvenzioni in danaro per gli istituti gesuiti, prima di dare i soldi insistette perché fossero iniziate le pratiche concernenti il suo divorzio. Secondo le sue concezioni, il significato di ogni religione stava solamente nel rispettare, soddisfacendo i desideri umani, certe convenienze. E a questo scopo, durante uno dei suoi colloqui con il confessore, chiese insistentemente che le venisse spiegato in che misura la vincolasse il matrimonio già