esprimere apertamente il suo parere, diametralmente opposto a quello della società. Incontrando Hélène a un ballo, Marija Dmitrievna la fermò in mezzo alla sala e nel silenzio generale le disse con la sua voce aspra:
«Qui da voi si è presa l'abitudine di sposarsi, pur avendo un marito ancora vivo. Credi forse di aver inventato qualcosa di nuovo? Ti hanno già preceduto, carissima. È roba inventata già da un pezzo. In tutti... fanno già così.» E con queste parole e con il solito gesto di minaccia, rimboccando le sue larghe maniche e guardandosi intorno con aria severa, Marija Dmitrievna proseguì attraverso il salone.
Benché molti la temessero, a Pietroburgo Marija Dmitrievna era considerata una persona stramba e perciò di tutte le sue parole venne notato soltanto il termine volgare, che la gente si ripeté a vicenda a mezza voce, convinta che in quella parola stesse tutto il senso della cosa.
Il principe Vasilij, che negli ultimi tempi dimenticava piuttosto spesso quello che aveva detto e ripeteva centinaia di volte la stessa cosa, ogni volta che gli capitava di vedere sua figlia ripeteva:
«Hélène, j'ai un mot à vous dire,» le diceva, traendola in disparte e tirandole un braccio in giù. «J'ai eu vent de certains projets relatifs à... Vous savez. Eh bien, ma chère enfant, vous savez que mon coeur de père se réjouit de vous savoir... Vous avez tant souffert... Mais, chère enfant... ne consultez que votre coeur. C'est tout ce que je vous dis.» E, cercando di nascondere ogni volta un'identica commozione, premeva la propria guancia sulla guancia della figlia e si allontanava.
Bilibin, che non aveva perduto la reputazione di uomo di spirito e che era amico disinteressato di Hélène, uno di quegli amici che le donne brillanti hanno sempre, uomini-amici che non potranno mai assumere il