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   «Sģ.»   
   «E come ti chiami?»   
   «Pėtr Kirillovič.»   
   «Be', Pėtr Kirillovič, andiamo, ti accompagniamo noi.»   
   Nel buio fitto i soldati s'incamminarono insieme a Pierre verso Možajsk.   
   Cantavano gią i galli quando arrivarono a Možajsk e cominciarono a salire per il ripido pendio della cittą. Pierre camminava insieme ai soldati, completamente dimentico che la sua locanda era ai piedi della salita e che l'aveva gią sorpassata. Non se ne sarebbe ricordato (tale era lo stato di smarrimento in cui si trovava) se non avesse incontrato per strada il suo staffiere che era andato a cercarlo in cittą e stava tornando indietro verso la locanda. Lo staffiere riconobbe Pierre dal cappello che biancheggiava nell'oscuritą.   
   «Eccellenza,» disse, «eravamo gią disperati. Come mai siete a piedi? Dove andate? Venite, vi prego!»   
   «Ah gią, gią...» disse Pierre.   
   I soldati si fermarono.   
   «Dunque, li hai trovati i tuoi?» disse uno di loro.   
   «Allora, addio! Pėtr Kirillovič, vero? Addio, Pėtr Kirillovič!» dissero le altre voci.   
   «Addio,» disse Pierre e si diresse con il suo staffiere verso la locanda.   
   «Bisogna dar loro qualcosa!» pensņ Pierre portandosi la mano alla tasca. «No, non bisogna,» gli disse una certa voce dentro di lui.   
   Nelle camere della locanda non c'era pił posto: erano tutte occupate. Pierre andņ in cortile e si sdraiņ nella sua carrozza, coprendosi fino

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