«In cosa posso servirvi signorina?» disse, ammiccando cogli occhi e continuando a sorridere.
Nataša ripeté con calma la sua domanda, e il suo volto e tutto il suo contegno, sebbene continuasse a tenere il fazzoletto per le cocche, erano cosě seri che il maggiore smise di sorridere e, dopo aver riflettuto un attimo, come chiedendosi se la cosa fosse possibile, le rispose poi affermativamente.
«Oh sě, perché no, č possibile,» disse.
Nataša piegň leggermente la testa e tornň a passi rapidi verso Mavra Kuzminična, che stava china sull'ufficiale e gli diceva qualcosa con pietosa sollecitudine.
«Si puň, l'ha detto lui, si puň!» disse Nataša in un bisbiglio.
L'ufficiale che giaceva sotto il riparo di stuoie svoltň dentro il cortile dei Rostov e decine di carri, su invito degli abitanti della cittŕ, cominciarono a entrare nei cortili avvicinandosi alle gradinate d'ingresso delle case di via Povarskaja. Nataša era evidentemente entusiasta dell'occasione di parlare con gente nuova, fuori del solito schema di vita. Insieme a Mavra Kuzminična cercň di far imboccare il cortile di casa sua al maggior numero possibile di feriti.
«Bisogna, perň, avvisare papŕ...» disse Mavra Kuzminična.
«Fa niente, fa niente, non ha importanza! Per un giorno ci possiamo sistemare in salotto. Si puň dar loro tutto il nostro appartamento.»
«Ma come, signorina...riflettete! Anche a metterli nei padiglioni, nelle stanze disabitate, in quelle della njanja, dovreste comunque chiedere il permesso.»
«E va bene, glielo chiederň.»
Nataša corse in casa e, in punta di piedi, varcň la porta socchiusa