baciò la mano della contessa, s'informò della sua salute ed esprimendo la propria partecipazione al suo stato d'animo, con un tentennamento del capo, si sedette vicino a lei.
«Sì, mammina, ve lo dico sinceramente: sono tempi duri e penosi per ogni russo. Ma perché preoccuparsi così? Siete ancora in tempo per partire...»
«Non capisco che cosa facciano i domestici,» disse la contessa rivolgendosi al marito, «mi hanno detto proprio adesso che non è pronto ancora nulla. Bisogna pure che qualcuno dia ordini. C'è persino da rimpiangere Mitenka. Così non si finirà mai!»
Il conte avrebbe voluto dire qualcosa, ma, evidentemente, si trattenne. Si alzò dalla sedia e si avviò verso la porta.
Intanto Berg, come per soffiarsi il naso, tirò fuori dalla tasca il fazzoletto e, vedendo il nodo che vi aveva fatto, rimase pensieroso e scosse la testa in modo triste e significativo.
«Ah già, papà, ho una grande preghiera da farvi,» disse.
«Hmm?...» disse il conte fermandosi.
«Passavo adesso davanti alla casa degli Jusgpov,» disse Berg ridendo. «L'amministratore, che è un mio conoscente, mi è corso incontro e mi ha chiesto se non volessi comprare qualcosa. Io sono entrato, sapete, tanto per curiosità, e ho visto una piccola chiffonière che fa anche da toilette. Sapete anche voi quanto Veruška desideri un mobiletto così e quanto abbiamo discusso in proposito. (Non appena aveva cominciato a parlare della chiffonière nonché toilette, Berg era passato senza avvedersene al solito tono di soddisfazione per la sua ben ordinata azienda familiare.) E che incanto! Si ribalta davanti e poi ha il segreto inglese, sapete? E Veroèka lo desiderava da un pezzo. Così vorrei farle