indebolire e svanire a vuoto la carica di rabbia che aveva dentro, si voltò e corse a precipizio su per le scale. Berg era seduto accanto alla contessa e la consolava con rispettosa familiarità, il conte andava su e giù nella stanza con la pipa in mano, quand'ecco Nataša irrompere lì dentro col viso alterato dalla rabbia e avvicinarsi a passi rapidi alla madre.
«È un'infamia! È una bassezza!» si mise a gridare. «È impossibile che abbiate ordinato questo.»
Berg e la contessa la guardavano perplessi e sgomenti. Il conte si fermò vicino alla finestra e rimase in ascolto.
«Mammina, è impossibile; guardate che cosa succede in cortile!» gridò Nataša. «Quella gente resta qui!...»
«Che cos'hai? Chi, quella gente? Che vuoi?»
«I feriti, ecco chi! È impossibile, mammina; è una cosa inaudita...No, mammina, tesoro, così non va, è assurdo, scusate... Mammina, ma che c'importa della roba che portiamo via, guardate soltanto che cosa succede in cortile... Mammina!... È una cosa impossibile...»
Il conte stava accanto alla finestra e, senza girare il capo da quella parte, ascoltava le parole di Nataša. A un tratto soffiò con il naso e s'accostò di più col viso ai vetri.
La contessa diede un'occhiata alla figlia, le lesse in volto la vergogna che provava per sua madre, capì perché il marito adesso non si voltava a guardarla, e volse intorno lo sguardo smarrita.
«Ah, fate pure come volete! Io non impedisco niente!» disse senza ancora arrendersi del tutto.
«Mammina, cara, perdonatemi!»
Ma la contessa allontanò la figlia e si avvicinò al conte.