istante, soltanto un significato. Conoscevano bene la loro Nataša e il terrore di ciò che avrebbe potuto provocare in lei quella notizia soffocò qualsiasi loro sentimento di compassione nei confronti di quell'uomo che pure entrambe amavano.
«Nataša non lo sa ancora, ma lui viaggia con noi...» disse Sonja.
«Hai detto che è in punto di morte?»
Sonja annuì con la testa.
La contessa abbracciò Sonja e scoppiò a piangere.
«Le vie del Signore sono imperscrutabili!» pensò, sentendo che in tutto quello che stava accadendo cominciava ad affiorare la mano dell'Onnipotente, nascosta finora allo sguardo degli uomini.
«Ebbene, mamma, tutto è pronto... Di che parlavate?» domandò, animata in viso, Nataša, entrando di corsa nella stanza.
«Niente,» disse la contessa. «Se è pronto, partiamo.»
E si chinò sul suo ridicule per nascondere il viso sconvolto. Sonja abbracciò Nataša e la baciò.
Nataša le gettò un'occhiata interrogativa.
«Che hai? Che cosa è successo?»
«Niente... Non c'è niente...»
«Qualcosa di brutto per me?... Che cosa?» insisté la sensibile Nataša.
Sonja sospirò e non rispose nulla. In quel momento il conte, Petja, m.me Schoss, Mavra Kuzminièna e Vasiliè entrarono nel salotto; dopo aver chiuso le porte, tutti si sedettero e rimasero per vari minuti in silenzio senza guardarsi l'un l'altro.
Il conte si alzò per primo e, con un profondo sospiro, si fece il segno della croce rivolto a un'immagine sacra. Tutti fecero lo stesso. Poi il conte abbracciò Maria Kuzminièna e Vasiliè, che restavano a Mosca, e,