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ci fosse dentro e ogni volta che guardava fuori, per raffigurarsi la lunghezza del convoglio, cercava con gli occhi quella carrozza. Sapeva che era in testa a tutte.   
   A Kudrino, provenienti da Nikitskaja, dalla Presnja, da Podnovinskoe, il convoglio dei Rostov ne incontrň altri simili, e sulla Sadovaja le carrozze e i carri procedevano ormai in doppia fila.   
   Mentre si lasciavano indietro la Torre di Sucharëv, Nataša, che osservava con sguardo rapido e curioso la gente che passava a piedi o in carrozza, gridň improvvisamente con gioia e stupore:   
   «Signore benedetto! Mamma, Sonja, guardate, č lui!»   
   «Chi? Chi?»   
   «Guardate, č proprio lui, Bezuchov!» disse Nataša, sporgendosi dal finestrino della carrozza e fissando un uomo alto e grasso in caffetano da cocchiere (ma dall'andatura e dal portamento era evidentemente un signore travestito) che si stava avvicinando all'arco della Torre di Sucharëv in compagnia di un giallo vecchietto sbarbato, in cappotto di lana crespa.   
   «Diamine, č Bezuchov quello col caffetano, insieme a quella specie di ragazzo vecchio! Diamine,» disse Nataša, «guardate, guardate!»   
   «Ma no, non č mica lui. Che stupidaggini vai raccontando?»   
   «Mamma,» gridň Nataša, «mi faccio tagliare la testa se non č lui! Ve l'assicuro. Ferma, ferma!» gridň al cocchiere, ma il cocchiere non poteva fermare, perché dalla Meščanskaja sbucavano altri carri e carrozze e giŕ i cocchieri urlavano contro i Rostov che andassero avanti e non bloccassero gli altri.   
   Effettivamente, benché a distanza molto maggiore di poco prima, tutti i Rostov videro Pierre, o un uomo straordinariamente somigliante a Pierre, in caffetano da cocchiere, camminare con la testa china e la faccia seria,

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