Alessandro e cosa pensa? Strana, bella, maestosa città! E strano e solenne è anche questo momento! In quale luce apparirò ai loro occhi!» pensava delle sue truppe. «Ecco la ricompensa per tutti questi uomini di poca fede,» pensò ancora voltandosi a guardare coloro che gli stavano vicini e le truppe che si avvicinavano schierandosi. «Una sola parola, un solo gesto della mia mano e per l'antica capitale des Czard è stata la fine. Mais ma clémence est toujours prompte à descendre sur les vaincus. Debbo essere generoso e veramente grande. Ma, no, non è vero che sono a Mosca,», pensò a un tratto. «Eppure, eccola lì che giace ai miei piedi lucente e vibrante ai raggi del sole con le sue cupole d'oro e le sue croci. Ma io la risparmierò. Sugli antichi monumenti della barbarie e del despotismo scriverò le sublimi parole della giustizia e della misericordia... Per Alessandro la cosa più dolorosa sarà proprio questa, io lo conosco. (A Napoleone pareva che il significato prinicpale di quanto stava accadendo stesse nella sua lotta personale con Alessandro.) Dall'alto del Cremlino - sì, è il Cremlino quello - darò loro leggi giuste, insegnerò loro cosa significa la vera civiltà, obbligherò i discendenti dei boiardi a ricordare con amore il nome del loro conquistatore. Dirò alle deputazioni della città che non volevo e non voglio la guerra, che la guerra l'ho fatta unicamente contro la falsa politica della loro corte, che amo e stimo Alessandro e che accetterò a Mosca condizioni di pace degne di me e dei miei popoli. Non approfitterò dei successi bellici per umiliare un sovrano che rispetto. Ai boiardi dirò che non voglio la guerra, ma la pace e la prosperità di tutti i miei sudditi. Del resto, io so che la loro presenza mi ispirerà e anche a loro parlerò come ho sempre parlato: in modo chiaro, solenne e grandioso... Ma è proprio vero, dunque, che sono a Mosca? Sì, eccola là!»