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   «Qu'on m'amène les boyards,» si rivolse al seguito. Un generale partì subito al galoppo per cercare i boiardi.   
   Passarono due ore. Napoleone aveva fatto colazione ed era tornato nuovamente in quello stesso punto, sul Monte Poklonnaja, in attesa della deputazione. Nella sua mente aveva già formulato chiaramente il discorso che avrebbe fatto ai boiardi. Il discorso traboccava di dignità e di grandiosità così come le intendeva Napoleone.   
   L'atteggiamento di magnanimità col quale aveva intenzione di comportarsi a Mosca ormai trascinava lui stesso. Già fissava in mente sua, i giorni di réunion dans le palais des Czars, dove si sarebbero incontrati i dignitari russi con i dignitari dell'imperatore francese. Nel suo fantasticare, già nominava un governatore che sapesse accattivarsi le simpatie della popolazione. Avendo saputo che a Mosca c'erano molte istituzioni di beneficenza, aveva già deciso, tra sé, che avrebbe colmato di generosi favori tutte quelle istituzioni. Credeva che, come in Africa bisognava stare seduti con il burnus nella moschea, così a Mosca fosse necessario essere generosi come gli zar. E, per toccare definitivamente il cuore dei russi, come ogni buon francese che non riesce ad immaginarsi nulla di commovente senza menzionare ma chère, ma tendre, ma pauvre mèreNapoleone decise che su tutti quegli istituti di beneficenza avrebbe fatto scrivere a grandi lettere: «Etablissement dédié à ma chère Mère», no, semplicemente «Maison de ma Mère»... Così veniva dicendo fra sé. «Ma è proprio vero che sono a Mosca? Sì, eccola qui, davanti a me. Ma perché la deputazione della città ci mette tanto ad arrivare?» pensava.   
   Intanto, nel seguito dell'imperatore, nelle file più arretrate, si stava svolgendo a bassa voce un concitato consulto fra generali e marescialli. Quelli che erano stati inviati a chiamare la deputazione

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