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avevano fatto ritorno con la notizia che Mosca era deserta, che tutti erano partiti e l'avevano abbandonata. Le facce delle persone riunite a consulto erano pallide e agitate. Non li spaventava tanto il fatto che Mosca fosse stata abbandonata dagli abitanti (per quanto importante sembrasse quest'avvenimento), quanto il pensiero di come annunciare la cosa all'imperatore; come annunciargli, senza mettere Sua Altezza nella terribile situazione che i francesi definiscono ridicule, che inutilmente aveva atteso i boiardi così a lungo, che a Mosca era rimasto qualche gruppetto di ubriachi, ma nulla di più. Gli uni dicevano che bisognava mettere insieme, a qualunque costo, una qualsiasi deputazione, altri rifiutavano questa opinione e sostenevano che bisognava rivelare la verità all'imperatore, dopo averlo preparato con prudenza e intelligenza.   
   «Il faudra le lui dire tout de même...» dicevano i signori del seguito. «Mais, messieurs...»   
   La situazione era tanto più penosa in quanto l'imperatore, immerso nell'elaborazione dei suoi magnanimi progetti, passeggiava pazientemente su e giù davanti alla pianta topografica della città, lanciando a tratti un'occhiata, sotto la mano messa a schermo, alla strada che portava a Mosca, e sorridendo in modo soddisfatto ed orgoglioso.   
   «Mais c'est impossible...» dicevano i signori del seguito stringendosi nelle spalle, e nessuno osava pronunciare quella terribile parola che era nell'aria: le ridicule...   
   Intanto l'imperatore, che s'era stancato della vana attesa e che, col suo fiuto d'attore, sentiva che il momento solenne, protraendosi troppo, cominciava a perdere la sua solennità, fece un cenno con la mano. Echeggiò, isolata, la cannonata che doveva dare il segnale, e le truppe che circondavano la città si mossero da varie parti verso Mosca, verso le

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