chissà quale fiuto sentiva che si poteva agevolmente far man bassa della roba altrui. Una folla simile a quella che c'è sempre intorno alle merci a buon mercato riempiva il Gostinyj Dvor in tutti i suoi passaggi e gallerie. Ma non c'erano le voci affabili, suadenti e allettanti dei mercanti, non c'erano i venditori ambulanti e la variopinta folla di acquirenti femminili: c'erano unicamente le divise e i cappotti dei soldati senza fucili, che, in silenzio, uscivano carichi di fagotti, ed entravano scarichi nelle botteghe. I mercanti e i commessi (erano ben pochi), s'aggiravano smarriti fra i soldati, aprivano e chiudevano i loro negozi e portavano via di persona e con l'aiuto dei garzoni le loro merci. Sulla piazza vicino al Gostinyj Dvor i tamburini suonavano l'adunata. Ma il suono del tamburo non spingeva i soldati saccheggiatori a correre all'appello; al contrario, li spingeva a fuggire più lontano. Fra i soldati, fra le botteghe e nei passaggi, si vedevano uomini con i caffetani grigi e con le teste rasate. Due ufficiali, uno con la sciarpa a tracolla sull'uniforme, su un magro cavallo grigio, l'altro con un cappotto e a piedi, stavano all'angolo della via Iljinka e chiacchieravano. Un terzo ufficiale si avvicinò a loro al galoppo.
«Il generale ha ordinato di cacciar subito via tutti a qualunque costo. Cos'è questa storia, non si è mai visto niente di simile! Metà degli uomini è scappata. «Tu dove vai?... Voi dove andate?...» gridò a tre soldati di fanteria che, coi lembi dei cappotti rimboccati, sgattaiolavano davanti a lui dentro le botteghe. «Fermi, canaglie!»
«Sì, provate un po' a radunarli!» rispose l'altro ufficiale. «Altro che radunarli; bisogna marciare più in fretta perché non se ne scappino anche gli ultimi, ecco cosa si può fare!»
«E come si fa ad andare avanti? Là si sono fermati, si sono accalcati