stesse che avrebbe potuto dire ciascuno di loro, e che perciò non era giusto dicesse un'ordinanza dell'autorità suprema.
Tutti restarono immobili, assorti in un mesto silenzio. Il giovane alto muoveva le labbra e si dondolava.
«A lui bisogna chiederlo!... È proprio lui?... Come no, l'ha chiesto... Perché sennò... Lui spiegherà...» si sentì a un tratto nelle ultime file della folla e l'attenzione generale si rivolse a una carrozza che s'inoltrava nella piazza: era il capo della polizia scortato da due dragoni a cavallo.
Il capo della polizia, che per ordine del conte quella mattina era andato a incendiare le imbarcazioni e, per questo incarico, aveva guadagnato una bella somma che in quel momento si trovava appunto nelle sue tasche, vedendo la folla che gli muoveva incontro, ordinò al cocchiere di fermarsi.
«Chi siete?» gridò a quelli che si avvicinavano, isolati e timidi alla carrozza. «Chi siete? Vi ho fatto una domanda!» ripeté il capo della polizia giacché non aveva avuto risposta.
«Questi, signore,» disse l'impiegato con il cappotto di lana crespa «questi, dopo l'annuncio dell'eccellentissimo conte, desiderano, senza riguardo alla propria vita, rendersi utili; e non è certo una rivolta, come ha avuto a dire l'eccellentissimo conte...»
«Il conte non è partito, è in città, e in quanto a voi verranno presi provvedimenti,» disse il capo della polizia. «Avanti!» ordinò poi al cocchiere.
La folla si fermò intorno a quei pochi che avevano udito le parole dell'autorità, seguendo con gli occhi la vettura che si allontanava.
Il capo della polizia, intanto, si era voltato indietro spaventato,