dall'alto. Il bel ruolo di guida del sentimento popolare era così piaciuto a Rastopèin, ed egli vi si era talmente immedesimato, che la necessità di uscire da quel ruolo, la necessità di abbandonare Mosca senza alcun gesto eroico lo colse di sorpresa e improvvisamente egli si sentì mancare il terreno sotto i piedi e non seppe più, assolutamente, che partito prendere. Sapeva che Mosca sarebbe stata abbandonata, ma fino all'ultimo istante non volle crederlo, e non fece nulla in vista di questa nuova realtà. Gli abitanti partivano contro la sua volontà. Se gli uffici pubblici erano stati trasferiti, ciò era avvenuto soltanto su richiesta dei funzionari, ai quali il conte aveva acconsentito malvolentieri. Quanto a lui, era preso soltanto dal ruolo che si era assunto. Come spesso succede alle persone dotate di una fervida immaginazione, egli sapeva già da un pezzo che Mosca sarebbe stata abbandonata, ma lo sapeva solo razionalmente; con l'anima, invece, non poteva crederci, non poteva trasferirsi con l'immaginazione nella nuova situazione.
Tutta la sua attività, diligente ed energica (quanto fosse utile e che effetti avesse sul popolo, è un'altra questione), tutta la sua attività fu diretta unicamente a risvegliare negli abitanti di Mosca lo stesso sentimento che era in lui: odio patriottico contro i francesi e sicurezza in se stessi.
Ma quando l'evento prese le sue reali dimensioni storiche, quando divenne insufficiente esprimere soltanto a parole il proprio odio contro i francesi, quando quest'odio non si poté più esprimerlo nemmeno con la battaglia, quando la fiducia in se stessi apparve inutile limitatamente al destino della sola Mosca, quando tutta la popolazione, abbandonando i propri averi, rifluì lontano da Mosca, dimostrando con quest'azione negativa tutta la forza del suo sentimento popolare - allora il ruolo