stato semplicemente Fëdor Vasil'eviè, ma ligne de conduite aurait été tout autrement tracée, ma io ho il dovere di tutelare sia la vita che il decoro della suprema autorità.»
Lievemente cullato dalle flessibili molle della carrozza e lontano ormai dai terribili rumori della folla, Rastopèin si calmò fisicamente, e, come sempre succede, con la calma fisica anche la sua mente elaborò motivi di tranquillità morale. Il pensiero che venne a tranquillizzare Rastopèin non era certo nuovo. Da quando esiste il mondo e gli uomini si uccidono l'un l'altro, non c'è uomo che non abbia commesso un delitto su un suo simile senza tranquillizzarsi con questo pensiero. Che è, appunto, le bien publique, il supposto bene del resto degli uomini.
A chi non sia dominato dalle passioni questo bene è sconosciuto, ma chi commette un delitto sa sempre con certezza in che cosa consista. E adesso Rastopèin lo sapeva.
Non soltanto, nei suoi ragionamenti, egli non si rimproverava dell'azione commessa, ma trovava motivi di soddisfazione per aver saputo approfittare così brillantemente di quell'à propos riuscendo a punire un delinquente e insieme a calmare la folla.
«Verešèagin era stato giudicato e condannato a morte,» pensava Rastopèin (ma veramente Verešèagin era stato condannato solo ai lavori forzati dal Senato). «Era una spia e un traditore; io non potevo lasciarlo impunito e perciò je faisais d'une píerre deux coups: per calmare il popolo gli ho dato una vittima e ho punito un delinquente.»
Arrivando poi alla sua casa suburbana e immergendosi nei problemi dell'azienda domestica, il conte si tranquillizzò del tutto.
Già mezz'ora dopo il conte correva su veloci cavalli attraverso la campagna di Sokolniki, completamente dimentico di quanto era avvenuto e