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Iosif Alekseevič, infatti, nella sua anima si ridestava un mondo di pensieri eterni, consolanti e solenni, assolutamente opposti all'angosciosa confusione in cui si sentiva trascinato. Cercava un rifugio tranquillo; e lo trovō, effettivamente nello studio di Iosif Alekseevič. Quando, nel mortale silenzio di quello studio, era rimasto seduto coi gomiti poggiati alla polverosa scrivania del defunto, alla sua immaginazione, in un succedersi calmo e significativo, s'erano presentati i ricordi degli ultimi giorni, specie il ricordo della battaglia di Borodino e di quella invincibile sensazione della propria nullitā e falsitā al cospetto della veritā, della semplicitā e della forza di quella categoria di persone che gli si era impressa nell'anima sotto quel nome: loro. Quando Gerasim lo aveva destato dai suoi pensieri, a Pierre era venuta l'idea di prender parte anche lui alla ipotetica (sapeva bene che era tale) difesa popolare di Mosca. A questo scopo aveva subito chiesto a Gerasim di procurargli un caffetano e una pistola, e gli aveva annunciato la propria intenzione di restare, in incognito, nella casa di Iosif Alekseevič. Poi, durante quella prima, solitaria giornata trascorsa nell'ozio (Pierre aveva cercato varie volte, senza riuscirvi, di fermare la sua attenzione sui manoscritti massonici), varie volte s'era confusamente presentato alla sua mente il pensiero, non nuovo, del significato cabalistico del proprio nome in rapporto al nome di Bonaparte; ma questo pensiero, e cioč che proprio lui, il Russe Besuhof, fosse destinato a metter fine al potere della belva, s'affacciava ancora semplicemente come una di quelle fantasticherie che guizzano per la mente senza nessun motivo e senza lasciare nessuna traccia.   
   Quando poi, dopo aver comperato il caffetano (con l'unico scopo di prender parte alla difesa popolare di Mosca), Pierre aveva incontrato i

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