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Rostov, e Nataša gli aveva detto: «Voi rimanete? Ah, che bello!», nella testa gli era balenata l'idea che davvero sarebbe stato bello, anche se Mosca fosse caduta, restarvi e portare a compimento ciò che gli era assegnato dal destino.   
   Il giorno dopo, obbedendo soltanto al pensiero di non risparmiare se stesso e di non restare in nulla indietro a loro, andò con il popolo alla Barriera delle Tri Gory. Ma quando ritornò a casa, convinto ormai che Mosca non sarebbe stata difesa, sentì a un tratto che ciò che finora gli era parso una pura possibilità, adesso era diventato necessario e inevitabile. Tenendo nascosto il proprio nome, egli doveva rimanere a Mosca per incontrare Napoleone e ucciderlo; così, o sarebbe morto, o avrebbe posto fine alle sciagure di tutta l'Europa, che, secondo lui, provenivano unicamente da Napoleone.   
   Pierre conosceva tutti i particolari dell'attentato alla vita di Bonaparte commesso da uno studente tedesco nel 1809, e sapeva che quello studente era stato fucilato. Ma il pericolo a cui si esponeva per mettere in atto il proprio piano lo eccitava ancor più.   
   Due sentimenti egualmente forti lo attiravano irresistibilmente verso il suo scopo. Il primo era il bisogno di sacrificarsi e di soffrire nella coscienza della comune sventura, lo stesso sentimento che il 25 agosto lo aveva spinto fino a Možajsk, nel cuore stesso della battaglia, che gli aveva fatto abbandonare la propria casa e, invece che nel lusso e nelle comodità abituali, lo faceva dormire senza svestirsi su un duro divano e mangiare lo stesso cibo di Gerasim; l'altro era quel sentimento vago, esclusivamente russo, di disprezzo, per tutto ciò che è convenzionale, artificiale, umano, per tutto ciò che la maggior parte degli uomini considera il maggior bene del mondo. Pierre aveva provato per la prima

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