volta questo strano affascinante sentimento al palazzo Slobodskij, quando improvvisamente aveva sentito che la ricchezza, il potere, la vita, tutto ciò che gli uomini costruiscono e conservano con tanto sforzo, tutto questo, se qualcosa vale, vale soltanto per il piacere con il quale si può gettarselo alle spalle.
Era quel sentimento per cui una recluta volontaria beve fino all'ultima copeca, un ubriaco fracassa specchi e vetri senza alcun motivo apparente, pur sapendo che questo gli costerà gli ultimi suoi soldi; quel sentimento, insomma, per cui un uomo, compiendo azioni folli e brutali, in un certo senso mette alla prova il proprio potere e la propria forza, dimostrando così l'esistenza di un principio superiore che solo può giudicare la vita dell'uomo e che trascende la condizione umana.
Da quando Pierre aveva provato per la prima volta questo sentimento, al Palazzo Slobodskij, era sempre rimasto sotto il suo influsso, ma soltanto ora aveva il modo di soddisfarlo pienamente. Inoltre, in quei momenti, era sostenuto nel suo proposito, e privato della possibilità di rinunciarvi, da quanto aveva già fatto in questa direzione. La sua fuga da casa, il suo caffetano, la pistola, l'aver dichiarato ai Rostov che sarebbe rimasto a Mosca, tutto ciò non avrebbe soltanto perduto ogni senso, ma sarebbe diventato addirittura degno di disprezzo e ridicolo (cosa alla quale Pierre era particolarmente sensibile), se alla fine egli fosse partito, come tutti gli altri, da Mosca.
Le condizioni fisiche di Pierre, come sempre avviene, coincidevano con quelle morali. Il cibo insolito, grossolano, la vodka, che in quei giorni era la sua bevanda, la mancanza di vino e di sigari, la biancheria sporca senza ricambio, due notti per metà insonni trascorse su quel corto divano senza lenzuola né coperte; tutto questo lo manteneva in uno stato di