imprevedibile sveltezza, e corse fuori in corridoio.
Gerasim e il portiere, lanciatisi a inseguire Makar Alekseevič, lo raggiunsero nel vestibolo e cercarono di togliergli la pistola. Pierre, uscito in corridoio, guardava con pietą e ribrezzo quel vecchio semifolle. Makar Alekseevič, col viso stravolto dallo sforzo, teneva stretta la pistola e gridava con voce rauca, immaginando evidentemente di trovarsi in una situazione molto solenne: «All'armi! All'abbordaggio! Bugiardo, non me la prenderai!» urlava.
«Basta, per caritą, basta. Fate il favore, vi prego, lasciate stare. Su, ve ne prego, signore...» diceva Gerasim, cercando, con cautela, di afferrare Makar Alekseevič per i gomiti e di farlo voltare verso la porta.
«Tu chi sei? Bonaparte!...» gridņ Makar Alekseevič.
«Cosģ non va, signore. Favorite nelle stanze, andate a riposarvi. Consegnatemi la pistola, vi prego.»
«Via, spregevole schiavo! Non toccarmi! Hai visto?» gridņ Makar Alekseevič agitando la pistola. «All'abbordaggio!»
«Forza, su,» mormorņ Gerasim al portiere.
Afferrarono Makar Alekseevič per le braccia e lo trascinarono verso la porta.
Il vestibolo si riempģ del terribile fracasso di una lotta, e degli ebbri, rauchi versi di una voce strozzata.
Improvvisamente si sentģ un nuovo grido, un penetrante grido femminile fuori all'ingresso, e nel vestibolo irruppe a precipizio la cuoca.
«Sono loro! Santi benedetti!... Sono proprio loro, sģ. Quattro, a cavallo!...» gridava.
Gerasim e il portinaio si lasciarono sfuggire Makar Alekseevič, e dal