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   «Il m'abandonne ici, et Dieu sait pourquoi, quand il aurait pu avoir de l'avancement ...»   
   La principessina Mar'ja non l'ascoltò sino alla fine e, continuando a seguire il filo dei propri pensieri, si rivolse alla cognata accennando al suo ventre con occhi affettuosi:   
   «È certo?» disse.   
   Il viso della principessa mutò. Ella ebbe un sospiro.   
   «Sì, è certo,» disse. «Sapessi, ho tanta paura...»   
   Il suo piccolo labbro si abbassò. Accostò il viso a quello della cognata e improvvisamente scoppiò di nuovo in lacrime.   
   «Ha bisogno di riposo,» disse il principe Andrej accigliandosi. «Non è vero, Lise? Portala in camera sua e io intanto andrò da papà. Come va? Sempre lo stesso?»   
   «Sempre, sempre lo stesso; non so che impressione farà a te,» rispose gioiosa la principessina.   
   «E sempre quegli orari, quelle passeggiate per i viali? E il tornio?» domandò il principe Andrej con un sorriso appena accennato che mostrava come, nonostante l'amore e la stima per il padre, ne conoscesse tutte le debolezze.   
   «Sì, sempre gli stessi orari, e il tornio; e anche la matematica e le lezioni di geometria,» rispose con allegria la principessina Mar'ja, come se quelle lezioni fossero una delle cose più divertenti della sua vita.   
   Quando furono passati quei venti minuti che ancora mancavano prima dell'ora in cui il vecchio principe si alzava, Tichon venne a chiamare il giovane principe. In onore dell'arrivo del figlio il vecchio fece un'eccezione nella sua regola di vita: ordinò di ammetterlo nel suo appartamento mentre egli si vestiva per il pranzo. Il principe si vestiva

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