questo punto di vista, in uno stato anormale. Tutte le sue energie mentali erano più attive, più chiare che mai, ma agivano al di fuori della sua volontà. I pensieri e le immagini più diverse lo dominavano nello stesso istante. A volte il suo pensiero cominciava a lavorare d'improvviso e con una forza, una chiarezza, una profondità che non era mai stato in grado di spiegare quand'era in buona salute; ma poi a un tratto, nel pieno di quel lavoro, si spezzava, lasciando il posto a una qualsiasi imprevedibile rappresentazione, e gli mancavan le forze per tornare a quella di prima.
«Sì, mi si è svelata una felicità nuova, inseparabile dall'uomo,» pensava il principe Andrej mentre giaceva nella silenziosa semioscurità dell'izba e guardava davanti a sé con gli occhi dilatati dalla febbre.
«Una felicità che si trova al di fuori delle forze materiali, al di fuori delle influenze materiali che agiscono dall'esterno sull' uomo, una felicità che è solo dell'anima, la felicità dell'amore! Ogni uomo può capirla, ma solo Dio poteva immaginarla e prescriverla. Ma in qual modo Dio ha prescritto questa legge? Perché il Figlio?...»
Tutt'a un tratto il corso di questi pensieri si ruppe, il principe Andrej udì (senza sapere se fosse nel delirio o nella realtà), udì una voce sommessa, bisbigliante che ripeteva senza sosta, ritmicamente: «Piti-piti-piti» e poi «ti-ti» e di nuovo «piti-piti-piti» e ancora «titi-titi». Insieme frammezzo al suono di quella musica bisbigliante, il principe Andrej ebbe la sensazione che sopra il suo viso, proprio in mezzo, s'innalzasse uno strano, aereo edificio fatto di sottili aghi o fuscelli. Capiva (anche se gli riusciva assai difficile) che doveva sforzarsi di mantenere l'equilibrio, affinché l'edificio che andava innalzandosi non crollasse; quello tuttavia crollava, e poi di nuovo lentamente tornava ad innalzarsi al suono di quella musica ritmicamente