bisbigliante.
«Si allunga! si allunga! Continua ad estendersi, e insieme si allunga...», si diceva il principe Andrej. E mentre ascoltava quel sussurro e aveva la sensazione dell'allungarsi e del reggersi in aria di quell'edificio di aghi, vedeva a tratti anche la luce rossa, alonata della candela e sentiva il fruscio degli scarafaggi e il ronzio della mosca che sbatteva contro il suo cuscino e contro il suo volto. Ogni volta che la mosca lo toccava, gli dava una sensazione di bruciore; nello stesso tempo, si stupiva che, urtando proprio nel punto in cui, sul suo volto, si andava erigendo l'edificio, la mosca non lo facesse crollare. C'era poi, un'altra cosa molto importante. Un biancore accanto alla porta, una statua di sfinge; anch'essa gli dava un senso di oppressione.
«Forse è la mia camicia posata sul tavolo,» pensava il principe Andrej, «e queste sono le mie gambe, e quella è la porta; ma perché tutto continua ad allungarsi e a spostarsi, e piti-piti-piti e ti-ti e piti-piti-piti... Basta, smettila, ti prego, smettila!» supplicava penosamente il principe Andrej. E di nuovo il pensiero e la coscienza affluirono in lui con insolita chiarezza e forza.
«Sì, l'amore - pensava, di nuovo perfettamente lucido - non però quell'amore che ama per aver qualcosa in cambio, per qualche motivo e per qualche scopo, ma l'amore che ho provato la prima volta quando, in punto di morte, ho visto il mio nemico e tuttavia l'ho amato. Ho provato quel sentimento d'amore che è l'essenza stessa dell'anima, e al quale non occorre un oggetto determinato. E anche adesso lo provo, questo sentimento che dà tanta felicità. Amare il prossimo, amare il nemico. Amare ogni cosa, amare Dio in tutto ciò in cui si manifesta. Una persona cara la si può amare di amore umano, ma il nemico si può amare soltanto di amore