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divino. Per questo ho provato tanta gioia quando ho sentito di amare quell'uomo. Che ne sarà di lui? Sarà vivo?... Amando di amore umano, dall'amore si può passare all'odio: ma l'amore divino è immutabile. Nulla neanche la morte, nulla può distruggerlo. È l'essenza stessa dell'anima. Quante persone ho odiato nella mia vita, invece! E fra tutte nessuno ho amato e odiato più di lei.» E si rappresentò Nataša, dal vivo, non così come se la rappresentava prima, soltanto con quel suo fascino che gli dava tanta gioia, ma raffigurandosi, per la prima volta, la sua anima. E allora ne capì i sentimenti, le sofferenze, la vergogna, il pentimento. Adesso per la prima volta comprendeva quanto crudele fosse stato il suo rifiuto. «Se potessi rivederla anche una volta soltanto. Una volta soltanto, guardarla in quegli occhi, dirle...»   
   E piti-piti-piti e ti-ti, e piti-piti-piti - bum, picchiò la mosca. E la sua attenzione si trasferì bruscamente in un altro mondo di realtà e delirio, in cui stava accadendo qualcosa di straordinario. Sempre allo stesso modo, in questo mondo, continuava ad innalzarsi, senza mai crollare, quell'edificio, qualcosa continuava ad allungarsi, e la candela con l'alone rosso ardeva nello stesso modo, e sempre quella camicia-sfinge stava ferma accanto alla porta; ma in più, in quel mondo, c'era stato uno scricchiolio, una ventata d'aria fresca, e davanti alla porta era apparsa una nuova sfinge bianca, eretta. E il volto di questa sfinge aveva il pallore e gli occhi splendenti di quella Nataša a cui proprio allora aveva pensato.   
   «Oh! è terribile questo delirio incessante!» pensò il principe Andrej, cercando di scacciare via quel volto dalla sua immaginazione. Ma la figura bianca restava dinanzi a lui con tutta la forza della realtà e gli si avvicinava. Il principe Andrej avrebbe voluto tornare al suo mondo di puri

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