pensieri, ma non gli riuscì e intanto il delirio lo trascinava nel suo dominio. Il sommesso mormorio della voce continuava il suo ritmico balbettio: una sensazione di oppressione, di tensione, e lo strano volto fu lì, davanti a lui. Il principe Andrej raccolse tutte le sue forze per tornare in sé; si mosse e, a un tratto, sentì un terribile brusio alle orecchie, gli occhi gli si appannarono e, come un uomo che sprofondi nell'acqua, perse i sensi. Quando rinvenne, Nataša, proprio lei in carne ed ossa, la persona che più di ogni altra egli avrebbe voluto amare di quel nuovo, puro amore divino che ormai gli si era rivelato, stava davanti a lui in ginocchio. Capì che quella era la viva, reale, Nataša; e non si meravigliò, ma ne fu sommessamente felice. Stando così in ginocchio Nataša lo guardava con occhi spauriti, ma inchiodati su di lui (non poteva fare il minimo movimento) e tratteneva i singhiozzi. Il viso di lei era pallido e immobile. Solamente nella parte inferiore c'era un tremito leggero.
Il principe Andrej mandò un sospiro di sollievo, sorrise e tese la mano.
«Voi?» disse. «Che fortuna!»
Con un movimento rapido ma cauto Nataša gli si accostò sulle ginocchia e, prendendogli la mano con riguardo, ci si chinò sopra col viso e cominciò a baciarla, sfiorandola appena con le labbra.
«Perdonate!» disse in un bisbiglio, sollevando la testa e guardandolo. «Perdonatemi!»
«Io vi amo,» disse il principe Andrej.
«Perdonate...»
«Che cosa, perdonare?» domandò il principe Andrej.
«Perdonatemi per quello che ho fat...to,» disse Nataša con un mormorio spezzato e appena percettibile, e si mise a coprire la sua mano di baci