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   «Di qui, zio!» esclamò la ragazza. «Passeremo dal vicolo, dal cortile dei Nikulin.»   
   Pierre si voltò e la seguì, allungando ogni tanto il passo per starle dietro. La ragazza attraversò di corsa la strada, svoltò a sinistra in un vicolo e, superate tre case, entrò in un portone sulla destra.   
   «Ecco, da qui arriviamo in un attimo» disse e, attraversato di corsa il cortile, aprì il cancelletto di un recinto d'assi e si fermò, indicando a Pierre un piccolo padiglione di legno, che bruciava con gran luce e calore. Una parte era già crollata, l'altra stava bruciando e le fiamme si sprigionavano vivide dalle aperture delle finestre e sotto il tetto.   
   Varcando il cancelletto Pierre fu investito da una vampata di calore e istintivamente si fermò.   
   «Quale, qual'è la vostra casa?» domandò.   
   «O- oh-oh!» si mise a strillare la ragazza, indicando il padiglione. «Proprio questa, questa era la nostra casa. È bruciato il mio tesoro, Kateèka, la mia adorata signorina, o-oh!» si lamentava Aniska dinnanzi all'incendio, sentendo il bisogno di esprimere anche lei i suoi sentimenti.   
   Pierre avanzò verso il padiglione, ma il calore era così forte che egli, senza volerlo, lo costeggiò tutt'intorno e si trovò vicino a una grossa casa, di cui solo il tetto per ora bruciava e presso la quale brulicava una folla di francesi. Sulle prime Pierre non capì che cosa facessero lì quei francesi, vide solo che trascinavano qualcosa; poi, scorgendo un francese che colpiva un contadino con la daga, tentando di strappargli da dosso una pelliccia di volpe, capì confusamente d'esser capitato in mezzo a un saccheggio, ma non aveva il tempo di soffermarsi su questo pensiero.   

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