Lo scricchiolio e il tonfo dei muri che crollavano, il fischio e il sibilo delle fiamme, le urla concitate della gente, la vista degli ondeggianti nuguli di fumo che ora si addensavano fitti e neri, ora si alzavano luminosi con sprazzi di scintille, la vista delle fiamme che lambivano le pareti, a tratti rosse, compatte, a forma di ventaglio, a tratti simili a squame dorate, la sensazione del caldo e del fumo, produssero su Pierre la consueta, stimolante azione degli incendi. Questa azione riusciva particolarmente forte su Pierre perché d'un tratto, alla vista di quell'incendio, si era sentito liberare dai pensieri che l'opprimevano. Si sentiva giovane, allegro, agile e risoluto. Girò intorno al padiglione dalla parte della casa e già stava per entrare di corsa nella parte che restava ancora in piedi, quando, proprio sopra la sua testa, si udì l'urlo confuso di parecchie voci e, subito dopo, lo schianto e il tonfo di qualcosa di pesante, venuto a cadere proprio vicino a lui.
Pierre si voltò a guardare e vide, alle finestre della casa, dei francesi che avevano buttato giù il cassetto di un comò pieno di oggetti di metallo. Altri soldati francesi, che stavano giù, si avvicinarono al cassetto.
«Eh bien, qu'est ce qu'il veut celui-là?» gridò, contro Pìerre, uno dei francesi.
«Un enfant dans cette maison. N'avez-vous pas vu un enfant?» disse Pierre.
«Tiens, qu'est ce qu'il chante celui-là? Va te promener? » si alzarono alcune voci e uno dei soldati, temendo evidentemente che Pierre avesse l'intenzione di portargli via l'argenteria e i bronzi che stavano nel cassetto, avanzò verso di lui con fare minaccioso.
«Un enfant?» gridò dall'alto un altro francese. «J'ai entendu piailler