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Pietroburgo).   
   « Come? Come?» gli si rivolse Anna Pavlovna, provocando così il silenzio perché si sentisse meglio il mot, che lei già conosceva.   
   E Bilibin ripeté le testuali parole del dispaccio diplomatico, che lui stesso aveva redatto:   
   « L'Empereur renvoie les drapeaux Autrichiens,» disse, «drapeaux amis et égarés qu'il a trouvé hors de la route, » terminò egli rilassando finalmente la pelle della fronte.   
   «Charmant, charmant, » disse il principe Vasilij.   
   «C'est la route de Varsovie peut-être, » disse ad alta voce, di sorpresa, il principe Ippolit.   
   Tutti si voltarono verso di lui, non comprendendo che cosa volesse dire con quelle parole. Anche il principe Ippolit si guardava intorno con allegro stupore. Al pari degli altri, neanche lui capiva cosa significassero le parole appena pronunciate. Durante la sua carriera diplomatica aveva potuto notare più di una volta che frasi dette così, a casaccio, si rivelavano poi molto acute e spiritose, e, perciò, ad ogni buon conto, aveva detto quelle parole, le prime che gli erano venute in mente. «Forse avranno successo, » aveva pensato, «e se non l'avranno, gli altri troveranno il modo di aggiustare la faccenda.»   
   E infatti, nell'imbarazzato silenzio che fece seguito alle parole del principe, fece la sua comparsa quel personaggio non abbastanza patriottico che Anna Pavlovna aspettava per operarne la conversione; sorridendo e minacciando scherzosamente col dito Ippolit, la donna invitò il principe Vasilij al tavolo, gli accostò due candele e il manoscritto e lo pregò di cominciare. Tutto tacque.   
   «Clementissimo sovrano imperatore!» declamò in tono severo il principe

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