tutta la sua intelligenza donner dans ce ridicule!»
La principessina Mar'ja non poteva concepire l'audacia dei giudizi di suo fratello e si preparava a replicare quando dallo studio si udirono i passi attesi: il principe entrò rapido, vivace, come del resto camminava sempre, quasi che, con i suoi modi frettolosi, volesse intenzionalmente far contrasto col severo ordine della casa. In quel medesimo istante il grande orologio batté le due e un altro gli fece eco nel salotto con una vocetta sottile. Il principe si fermò; di sotto le folte sopracciglia gli spioventi occhi vivaci, scintillanti, severi squadrarono tutti e si fermarono sulla giovane principessa. Lise provava in quell'istante la sensazione che provano i cortigiani quando appare il re: quel senso di paura e di reverenza che il vecchio suscitava in tutti coloro che lo avvicinavano. Egli carezzò la principessa sulla testa; poi con un movimento goffo le batté un colpetto sulla nuca.
«Sono contento, sono contento,» disse e, dopo averla ancora guardata negli occhi con attenzione, si allontanò veloce e sedette al suo posto. «Sedetevi, sedetevi! Michajl Ivanoviè, sedetevi.»
Indicò alla nuora un posto accanto a lui. Il cameriere spostò per lei la seggiola.
«Oh, Oh!» disse il vecchio scrutando il suo bacino tondeggiante. «Hai avuto fretta. Male!»
Scoppiò a ridere in modo secco, freddo, spiacevole, come sempre rideva, soltanto con la bocca e non con gli occhi.
«Bisogna camminare. Camminare il più possibile, il più possibile,» disse.
La piccola principessa non udì o non volle udire le sue parole. Taceva e sembrava confusa. Il principe le domandò di suo padre, e la principessa