Lasciato il comandante della milizia, andò a trovare il governatore. Quest'ultimo era un uomo piccolo e vivace, assai affabile e bonario. Indicò a Nikolaj gli allevamenti dove poteva procurarsi i cavalli, gli fece il nome di un sensale di città e di un proprietario che abitava a venti verste di distanza presso i quali avrebbe trovato i migliori cavalli, e gli promise ogni assistenza.
«Voi siete il figlio del conte Il'ja Andreiè? Mia moglie era molto amica di vostra mamma. Il giovedì è il nostro giorno di ricevimento; oggi è, appunto, giovedì, vi prego, venite a trovarci, così, alla buona» gli disse il governatore congedandolo.
Appena fuori Nikolaj salì sulla vettura di posta e, portando con sé il maresciallo d'alloggio, si fece portare fino all'allevamento del proprietario. Tutto, in questo primo periodo della sua permanenza a Voronež, riusciva facile e divertente per Nikolaj, e tutto si metteva rapidamente per il meglio, come sempre accade quando si è ben disposti.
Il proprietario da cui si recò Nikolaj era un vecchio militare di cavalleria, scapolo, intenditore di cavalli, cacciatore, padrone di una fabbrica di tappeti, di un'acquavite speziata che aveva cent'anni, di un vecchio vino ungherese e di stupendi cavalli.
In quattro e quattr'otto Nikolaj acquistò da lui, per seimila rubli, diciassette stalloni scelti (diceva) come pezzo forte per l'operazione di rimonta. Dopo aver pranzato e bevuto un po' troppo di quel vino ungherese, dopo aver scambiato lunghi abbracci con il proprietario al quale ormai dava del tu, Nikolaj prese la strada del ritorno, sempre d'ottimo umore; e incitava senza posa il vetturino per arrivare in tempo al ricevimento del governatore.
Si cambiò, si profumò, si bagnò i capelli con dell'acqua fredda, e,