spandendosi attorno un odoroso alone di vino e di profumi, e aveva detto e sentito dire più volte, rivolte a lui, le parole «vaut mieux tard que jamais», e gli ospiti lo avevano circondato in folla, e tutti gli sguardi si erano rivolti su di lui, Nikolaj aveva avuto immediatamente la sensazione di essere entrato in quel ruolo di beniamino di tutti, che in provincia gli spettava e che gli era sempre gradito, ma che ora, dopo un così lungo periodo di privazioni, addirittura lo ubriacava. Non soltanto nelle stazioni di posta, nelle locande e nella fabbrica di tappeti del proprietario, s'era già imbattuto in ragazze di servizio che si erano mostrate lusingate delle sue attenzioni, ma anche qui, a casa del governatore, c'era (come pareva a Nikolaj) una inesauribile quantità di giovani signore e di ragazze carine, le quali aspettavano soltanto e, con impazienza, che egli rivolgesse a loro le sue attenzioni. Signore e signorine civettavano con lui, mentre gli anziani fin dal primo giorno ch'era arrivato, si davano da fare per trovare una moglie e una buona sistemazione per quell'ussaro baldo e scapestrato. Fra questi ultimi c'era anche la moglie del governatore, che aveva accolto Rostov come un parente, e lo chiamava Nicolas, e gli dava del tu.
A un certo punto Katerina Petrovna si mise a suonare effettivamente valzer e écossaises; cominciarono così le danze, durante le quali Nikolaj conquistò definitivamente l'alta società del governatorato con la sua destrezza, sbalordendo tutti con una personalissima disinvolta maniera di danzare. Lui per primo ne restò un po' stupito. Mai aveva ballato così, a Mosca e anzi lì avrebbe considerato sconveniente, mauvais genre, questo troppo disinvolto tipo di danza, ma qui sentiva il bisogno di sbalordire tutti con qualcosa di insolito, qualcosa che a costoro dovesse apparire del tutto abituale nelle capitali, ma ancora sconosciuto per loro in