svenimenti ai quali andava soggetto, ed era così rimasto a discrezione del duca, senza che questi ne approfittasse; in seguito, però, Bonaparte si era vendicato di tanta magnanimità mandando a morte il duca.
Il racconto era molto emozionante, specie nel punto in cui i due rivali si riconoscevano, e, a quanto pareva, le signore ne furono scosse.
«Charmant,» disse Anna Pavlovna, voltandosi a guardare con aria interrogativa la piccola principessina.
«Charmant,» mormorò la giovane principessina, infilando l'ago nel ricamo, come a significare che l'interesse e il fascino di quel racconto le impedivano di continuare il suo lavoro.
Il visconte apprezzò questa tacita lode, e con un sorriso di gratitudine si accinse a proseguire; ma in quel momento Anna Pavlovna, non avendo desistito dal tenere d'occhio il giovanotto che tanto la preoccupava, notò che Pierre parlava all'abate con troppo calore e a voce troppo alta e si affrettò ad accorrere nel luogo del pericolo. In effetti Pierre era riuscito ad annodare con l'abate una conversazione sull'equilibrio delle forze politiche, e l'abate, palesemente interessato dall'ingenuo fervore del giovane, s'era messo a sviluppare di fronte a lui la sua idea prediletta. Entrambi parlavano e si ascoltavano con troppa animazione e troppa naturalezza e questo, appunto, non piaceva ad Anna Pavlovna.
«C'è un unico mezzo: l'equilibrio europeo e le droit des gens,» diceva l'abate. «Basterebbe che un solo stato potente come la Russia, che pure passa comunemente per barbaro, si mettesse disinteressatamente alla testa di un'alleanza volta a conseguire l'equilibrio dell'Europa, ed essa salverebbe il mondo intero!»
«Ma come farete a raggiungere questo equilibrio?» stava per cominciare