con cui le proprie gambe risaltavano sotto gli attillati pantaloni, Nikolaj andava raccontando alla biondina che lì a Voronež c'era una certa signora che lui voleva rapire.
«E com'è, questa signora?»
«Deliziosa, divina. I suoi occhi (Nikolaj guardò l'interlocutrice) sono celesti, la sua bocca di corallo, la candida carnagione...» e le guardò le spalle, «e la figura sono quelle di Diana...»
Il marito si avvicinò e con aria cupa domandò alla moglie di cosa stessero parlando.
«Ah! Nikita Ivanyè,» disse Nikolaj, alzandosi rispettosamente in piedi.
E, come per coinvolgere Nikita Ivanyè nel suo scherzo, gli confidò la sua intenzione di rapire una biondina.
Il marito sorrideva cupo, la moglie con allegria. La buona governatrice si avvicinò a loro con un'aria di disapprovazione.
«Anna Ignatjevna vuole vederti, Nicolas,» disse, pronunciando Anna Ignatjevna con un tono così significativo, che Rostov comprese subito che quell'Anna Ignatjevna doveva essere una signora molto importante. «Andiamo, Nicolas. Mi hai pur permesso di chiamarti così, vero?»
«Oh sì, ma tante. Chi è?»
«Anna Ignatjevna Malvincseva. Ha sentito parlare di te da una sua nipote, come l'hai tratta in salvo... Indovini?...»
«Ne ho tratte in salvo tante, laggiù!» disse Nikolaj.
«Sua nipote, la principessina Bolkonskaja. È qui anche lei, a Voronež, dalla zia. Oh, come sei diventato rosso! Ma che, forse?...»
«Nemmeno per sogno, basta, ma tante.»
«E va bene, va bene. Ma che bel tipo sei!»