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   La governatrice lo condusse da una vecchia alta, grassa, con una tocque celeste, che aveva appena terminato la sua partita a carte con i notabili del luogo. Era questa la Malvincseva, zia materna della principessina Mar'ja, una ricca vedova senza figli che viveva sempre a Voronež. Quando Rostov le si avvicinò, la donna stava in piedi e faceva il conto delle carte. Severa, austera, aggrottò la fronte, gli diede un'occhiata e ricominciò a prendersela col generale che le aveva vinto una bella sommetta.   
   «Lietissima, mio caro,» disse poi, porgendogli la mano. «Vi prego di venirmi a trovare.»   
   Dopo aver parlato per un po' della principessina Mar'ja e del suo defunto padre, che evidentemente la Malvincseva non amava, e dopo aver chiesto a Nikolaj cosa sapesse del principe Andrej, un altro che evidentemente non godeva delle sue grazie, l'autoritaria vecchia lo congedò ripetendogli l'invito di andare a trovarla.   
   Nikolaj promise, e nel salutare la Malvincseva si fece, di nuovo, rosso in viso. Ogni volta che si parlava della principessina Mar'ja, Nikolaj provava un'incomprensibile sensazione di timidezza e persino di terrore.   
   Allontanandosi dalla Malvincseva, avrebbe voluto tornare alle danze, ma la piccola governatrice posò la sua manina paffuta sulla sua manica e, dicendogli che aveva bisogno di parlare con lui, lo condusse nella stanza dei divani, dalla quale subito s'allontanarono tutti quelli che c'erano, per non disturbare la signora.   
   «Sai, mon cher,» disse la governatrice con un'espressione seria sul piccolo buon viso, «questo sì che è un partito adatto a te; vuoi che ti combini il matrimonio?»   
   «Con chi, ma tante?» domandò Nikolaj.   

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