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   «Con la principessina. Katerina Petrovna dice che sarebbe meglio Lily, ma secondo me, non è vero, meglio la principessina. Vuoi? Sono sicura che la tua maman mi ringrazierà. Che ragazza, credimi: un incanto! E poi non è affatto così brutta.»   
   «Assolutamente no,» disse Nikolaj, che sembrava quasi offeso da quell'osservazione. «Io, ma tante, come si conviene a un soldato, non chiedo nulla e non rifiuto nulla» disse Rostov, prima di avere il tempo di riflettere a ciò che diceva.   
   «Allora ricordatene, non è uno scherzo.»   
   «Ma dite, uno scherzo!»   
   «Bene, bene,» disse la governatrice come parlando a se stessa. Ma c'è un'altra cosa, mon cher, entre autre. Vous êtes trop assidu aupres de l'autre, de la blonde. Il marito non ci fa certo una bella figura, davvero...»   
   «Oh no, siamo buoni amici» disse candidamente Nikolaj: non gli passava nemmeno per la testa che un passatempo a lui così gradito potesse non riuscire altrettanto gradito a qualcun altro.   
   «Che sciocchezze, però, ho detto alla governatrice!» gli venne d'un tratto in mente durante la cena. «Quella si metterà sul serio a trovarmi moglie. E Sonja?»   
   E, nel congedarsi dalla governatrice, quando lei gli disse ancora una volta, sorridendo: «Allora, pensaci,» egli la trasse in disparte:   
   «Ecco a dirvi il vero, ma tante...»   
   «Che c'è, che c'è, amico mio; vieni, sediamoci un po' qui.»   
   Nikolaj sentì improvvisamente il desiderio, quasi la necessità di confidare i suoi più intimi pensieri (quelli che non avrebbe mai confidato a sua madre, alla sorella, a un amico) a questa che per lui era quasi

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