estranea. Quando, in seguito, ricordò questo inspiegabile slancio di sincerità, che nulla aveva provocato, e che tuttavia ebbe per lui conseguenze molto importanti, a Nikolaj sembrò (come accade sempre a tutti) di essere stato colto all'improvviso da un estro balordo; e invece questo slancio di sincerità, unito a tanti altri piccoli avvenimenti, doveva avere per lui e per tutta la sua famiglia incalcolabili conseguenze.
«Ecco che c'è, ma tante. Già da un pezzo maman vuole farmi sposare con una donna ricca, ma la sola idea di sposarmi per interesse mi riesce insopportabile.»
«Oh sì, capisco», disse la governatrice.
«Ma con la principessina Bolkonskaja sarebbe un'altra cosa: in primo luogo, vi dirò la verità, mi piace molto, ho molta simpatia per lei, poi, dopo che l'ho incontrata in quelle circostanze, in modo così strano, spesso ho pensato che ci sia proprio la mano del destino. Pensate, maman pensava a lei già da un pezzo, ma prima non avevo avuto mai occasione d'incontrarla; era come se qualcosa c'impedisse di conoscerci. E poi, quando mia sorella Nataša era fidanzata con suo fratello, naturalmente non potevo nemmeno concepire l'idea di sposarla. Doveva proprio succedere che l'incontrassi quando le nozze di Nataša erano andate a monte... Sì, è questa la verità. Non l'ho mai detto, né lo dirò a nessuno, ma a voi sì!»
La governatrice gli strinse il gomito in segno di gratitudine.
«Conoscete Sonja, mia cugina? Io la amo, le ho promesso di sposarla, e la sposerò... Perciò vedete benissimo che è una cosa, questa, di cui non si può neanche parlare,» continuò Nikolaj in modo sconclusionato, tra vampe di rossore.
«Mon cher, mon cher, ma come ragioni? Sonja non ha nulla, e tu stesso