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non sapeva che giudizio dare su tutte queste cose, e sentiva che soltanto nel suo reggimento tutto gli si sarebbe chiarito nuovamente. Si affrettò perciò a terminare le operazioni di acquisto dei cavalli, e spesso, a torto, si lasciò andare a scatti d'ira col suo domestico e con il maresciallo d'alloggio.   
   Alcuni giorni prima della partenza di Rostov, fu celebrata nella cattedrale una messa di ringraziamento per la vittoria riportata dall'esercito russo, e Nikolaj intervenne al rito. In chiesa restò qualche passo indietro al governatore, e rimase in piedi per l'intera durata della funzione con una gravità intonata al luogo, mentre si abbandonava ai più vari pensieri. Quando la funzione finì, la governatrice lo chiamò a sé.   
   «Hai visto la principessina?» domandò, indicando con la testa una signora in nero, ferma presso l'altare.   
   Nikolaj riconobbe subito la principessina Mar'ja non tanto dai lineamenti del suo viso, che appena si intravvedeva sotto il velo, quanto per quella sensazione di discretezza, di paura e di pietà che istantaneamente s'era impossessata di lui. La principessina Mar'ja, evidentemente immersa nei propri pensieri, faceva un ultimo segno di croce prima di uscire di chiesa.   
   Nikolaj guardava quel viso con stupore. Era lo stesso che già altre volte aveva visto, sempre animato della stessa espressione di sottile lavorio interiore, spirituale, ma la luce che ora ne traspariva era diversa: era un'intensa espressione di cordoglio, di preghiera e di speranza. Come già gli era accaduto di fare in sua presenza, senz'aspettare che l'invitasse la governatrice, senza chiedersi se fosse giusto e conveniente rivolgerle la parola, lì, in chiesa, Nikolaj le si accostò e disse che aveva saputo del suo dolore e vi prendeva parte con

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