principe Andrej, «solo che non riesco a capire come voi possiate giudicare così Bonaparte. Ridete pure quanto volete, ma Bonaparte è un grande condottiero!»
«Michajl Ivanoviè!» gridò il vecchio principe all'architetto che, occupato a mangiare l'arrosto, sperava si fossero dimenticati di lui. «Non ve lo dicevo che Bonaparte è un grande tattico? Ecco che lo dice pure lui.»
«Come no, eccellenza,» rispose l'architetto.
E il Vecchio tornò a scoppiare nella sua fredda risata.
«Bonaparte è nato con la camicia. Ha dei magnifici soldati. E ha attaccato i tedeschi per primi. E ai tedeschi soltanto una marmotta non riesce a dargliele. Da che mondo è mondo, i tedeschi sono stati battuti da tutti, e loro non hanno mai battuto nessuno. Soltanto fra di loro... E Iui s'è costruito la sua gloria su di loro.»
E il principe cominciò ad analizzare tutti gli errori che Bonaparte secondo lui aveva commesso in tutte le sue guerre e perfino negli affari di stato. Il figlio non replicava; ma si capiva che, qualunque argomento gli presentassero, era incapace di mutare opinione né più né meno quanto lo era il vecchio principe. Egli ascoltava trattenendosi dall'obiettare e involontariamente meravigliandosi di come potesse quel vecchio, che da tanti anni se ne stava isolato in campagna senza mai allontanarsene, conoscere e giudicare con tanta sottigliezza e con tanti particolari tutti gli avvenimenti politici e militari che s'erano verificati in Europa negli ultimi anni.
«Credi che io, perché sono vecchio, non capisca come stanno le cose?» concluse il principe. «Io, invece, l'ho sempre qui! Non dormo la notte. Insomma, dov'è questo grande condottiero, dove si è rivelato?»