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   Il principe Andrej giaceva sul letto sollevato da tre cuscini. Il suo pallido volto era tranquillo, gli occhi erano chiusi; lo si vedeva respirare in modo regolare.   
   «Ah, Nataša!» all'improvviso si mise a urlare Sonja, e afferrò per un braccio la cugina, ritraendosi dalla porta.   
   «Cosa c'è? Cosa c'è?» domandò Nataša.   
   «È che, ecco...», disse Sonja pallida in viso, con le labbra tremanti.   
   Nataša richiuse silenziosamente la porta e si avviò insieme a Sonja verso la finestra, senza capire quello che l'amica le diceva.   
   «Ti ricordi,» diceva Sonja con un'espressione, solenne e spaurita, «ti ricordi quando quelle volte guardai per conto tuo dentro lo specchio?... a Otradnoe, a Natale... Ricordi che cosa vidi?»   
   «Sì, Sì!» esclamò Nataša dilatando gli occhi, e vagamente ricordando che, in quell'occasione, Sonja aveva detto qualcosa a proposito del principe Andrej, che nello specchio le era apparso immobile, sdraiato su un letto.   
   «Ti ricordi?» continuò Sonja. «Venni subito a raccontare tutto a te e a Dunjasa. L'avevo visto sdraiato su un letto,» continuò, e a ogni particolare della sua descrizione faceva un gesto con la mano, l'indice sollevato, «teneva chiusi gli occhi, stava sotto una coperta rosa e aveva le braccia incrociate sul petto,» disse ancora Sonja, persuadendosi, via via che descriveva i particolari della scena intravista un attimo prima, che erano gli stessi di quella che aveva visto allora nello specchio. In realtà, quella volta non aveva visto nulla, aveva raccontato la prima cosa che le era passata per la mente; ma quelle sue invenzioni ora le sembravano realtà, né più né meno di qualunque altro ricordo. Quanto aveva detto allora (che il principe Andrej le avesse rivolto lo sguardo, e

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