un tratto avesse compreso. Forse aveva compreso che era inutile gridare o che era impossibile che degli altri uomini lo uccidessero, sta di fatto che restò immobile, muto, in attesa che lo bendassero come gli altri, guardandosi intorno come una bestia ferita con occhi lucidi di pianto.
Pierre non era più in grado di voltarsi dall'altra parte o di chiudere gli occhi. La curiosità e l'emozione, in lui come in tutta la folla, avevano ormai raggiunto l'apice. Come gli altri che lo avevano preceduto, anche il quinto giustiziato sembrava tranquillo: badava a tener chiusi i lembi del camice e si stropicciava l'uno contro l'altro i piedi nudi.
Quando gli bendarono gli occhi, lui stesso si aggiustò il nodo che gli segava la nuca; quando lo fecero appoggiare alla colonna insanguinata, si gettò indietro, e poi, giacché in quella posizione stava scomodo, si raddrizzò e, pareggiati bene i piedi sul terreno, si riappoggiò tranquillamente col dorso alla colonna. Pierre non staccava gli occhi da lui per non perdere il minimo movimento.
Forse si udì un comando; forse al comando, seguirono le detonazioni di otto fucili. Ma Pierre, per quanto in seguito cercasse di ricordarsene, non sentì il più piccolo rumore di spari. Vide soltanto che a un tratto, chissà perché, l'operaio si accasciava fra le corde, vide apparire del sangue in due punti, vide che le corde, sotto il peso del corpo penzolante, si scioglievano, e che l'operaio, reclinando il capo in modo innaturale e piegando una gamba, s'accovacciava in terra. Pierre corse alla colonna. Nessuno lo trattenne. Intorno all'operaio degli uomini spaventati, pallidi, facevano qualcosa. Un vecchio francese baffuto non riusciva a trattenere il tremito alle labbra mentre slegava le corde. Il corpo cadde in terra disteso. I soldati, con movimenti rapidi e maldestri, lo trascinarono dietro la colonna e lo spinsero dentro la fossa.