Era chiaro che ognuno di loro si sentiva e agiva come un delinquente che abbia la necessità di nascondere al più presto le tracce del crimine commesso.
Pierre diede un'occhiata dentro la fossa e vide l'operaio che giaceva con i ginocchi alzati, vicino alla testa, una spalla più alta dell'altra. E questa spalla si abbassava e si alzava ritmicamente, convulsamente. Ma già le palate di terra ricoprivano il corpo. Uno dei soldati, con voce piena d'ira, d'astio e di sofferenza, urlò a Pierre, di ritrarsi indietro. Ma Pierre non capì quello che diceva e restò vicino alla colonna senza che nessuno più badasse alla sua presenza.
Quando la fossa fu interamente colmata, risuonò un comando. Pierre fu ricondotto al suo posto, e le truppe francesi schierate ai due lati della colonna fecero una mezza conversione e cominciarono a sfilare a passo cadenzato, lasciandosi la colonna alle spalle. I ventiquattro tiratori del plotone d'esecuzione, che prima stavano al centro del cerchio, raggiunsero di corsa i loro posti nelle file, via via che le compagnie sfilavano di fianco a loro.
Pierre, adesso, guardava con occhi sbalorditi i tiratori che, a due a due, correvano fuori dal cerchio. Tutti, tranne uno, si unirono alle compagnie. Un giovane soldato, con la faccia mortalmente pallida, con il chepì rovesciato indietro, stava col fucile abbassato davanti alla fossa, nello stesso punto dal quale aveva sparato. Barcollava come un ubriaco, faceva dei passi ora in avanti, ora all'indietro, per mantenersi in equilibrio. Un vecchio soldato, un sottufficiale, uscì di corsa dalle file e, afferrando per le spalle il giovane soldato, lo trascinò nella compagnia. La folla dei russi e dei francesi cominciò a disperdersi. Tutti camminavano in silenzio, con le teste basse.