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anima fosse saltata improvvisamente la molla sulla quale faceva pernio tutto ciò che gli dava la sensazione di essere ancora vivo, così che tutto, adesso, era crollato in un mucchio di assurdi immondi detriti. Anche se Pierre non se ne rendeva conto, nel suo intimo era crollata la fede nel giusto ordine del mondo, nell'anima umana, nella sua stessa anima e in Dio. Era una sensazione che Pierre aveva provato già altre volte, mai, però, con tanta forza. Quando altre volte lo avevano assalito simili dubbi, essi risalivano, in qualche modo, a una colpa da lui stesso commessa. E nel più profondo dell'anima Pierre sentiva, in quei momenti, che la salvezza da quest'angoscia e da questi dubbi, era soltanto in lui. Ma adesso avvertiva che non era colpa sua se il mondo intero era crollato ai suoi occhi, e se ne erano rimaste soltanto rovine insensate. Sentiva che ormai, per lui, era impossibile tornare a credere nella vita.   
   Lì, nel buio, gli stavano intorno degli uomini: certamente c'era qualcosa, in lui, che li interessava. Gli facevano delle spiegazioni, gli ponevano domande; poi lo condussero da un'altra parte, e infine egli si trovò in un angolo della baracca, accanto a certi individui che, sparsi qua e là, parlavano fra loro e ridevano.   
   «Ed ecco, fratelli miei... proprio quel principe, quello che... (con un particolare accento sulla parola "quello"),» diceva una voce dall'angolo opposto della baracca.   
   Seduto immobile, in silenzio, sulla paglia accanto alla parete, Pierre a momenti teneva gli occhi aperti, a momenti li chiudeva. Ma, non appena li chiudeva, subito si vedeva dinanzi il viso terribile dell'operaio (terribile, soprattutto per la sua semplicità,) e i volti, ancora più terribili nella loro inquietudine, degli involontari assassini. E allora apriva di nuovo gli occhi e si guardava insensatamente intorno

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