nell'oscurità.
Vicino a lui stava seduto, tutto curvo, un ometto, di cui Pierre aveva già notato la presenza per l'acre odore di sudore che da lui emanava a ogni suo movimento. L'uomo stava tramenando, in quel buio, intorno alle sue gambe, e, sebbene Pierre non lo scorgesse in viso, sentiva che l'uomo lo sbirciava di continuo. Quando s'abituò all'oscurità, Pierre vide che l'uomo era intento a scalzarsi. E il modo in cui lo faceva lo interessò.
Sciolta la cordicella che stava annodata intorno a una gamba, l'arrotolò con cura e, sempre sbirciando Pierre, si dedicò all'altra gamba. Mentre una mano teneva sospesa la cordicella, l'altra già slegava l'altra gamba. Nello stesso modo, con grande cura, con gesti rotondi, abili, che si susseguivano senza esitazione, l'uomo si tolse le scarpe e le appese a certi pioli infissi nel muro sopra la sua testa; tirò fuori un piccolo coltello, tagliò qualcosa, richiuse il coltello, lo mise sotto il capezzale; poi, sedutosi più comodamente, si circondò le ginocchia alzate con tutt'e due le braccia, e si mise a fissare apertamente Pierre. Pierre sentiva qualcosa di piacevole, di tranquillizzante e di rotondo in quei movimenti abili dell'uomo, in quel suo aver ben accomodato tutto quanto in quell'angolo, persino in quel suo odore, e lo guardava senza distogliere gli occhi.
«Ne avrete viste molte di miserie, eh signore?» disse a un tratto l'ometto.
Nella sua voce cantilenante c'era una tale espressione di affetto, di semplicità, che Pierre avrebbe voluto rispondere; ma gli tremò la mascella, e si sentì spuntare le lacrime. Nello stesso momento, prima che Pierre potesse tradire il proprio turbamento, l'ometto riprese a parlare, sempre con quella sua voce gradevole: