«Eh, anima mia, non devi esser triste!» disse con la tenera, affettuosa cantilena che è propria, in Russia, delle vecchie donne del popolo. «Non esser triste, amico: si soffre un'ora, si vive un secolo! Proprio così, mio caro. E poi qui, grazie a Dio, ce la passiamo senza guai. Anche qui ci sono uomini cattivi e uomini buoni,» disse; e, mentre ancora parlava, agilmente si piegò sulle ginocchia, si alzò in piedi e si allontanò tossicchiando.
«Ah, piccolo furfante, eccolo ch'è tornato!» giunse a Pierre dal fondo della baracca, ancora quella voce carezzevole. «È tornato, il furfantello, non si è dimenticato! Via, via, basta...»
E il soldato, respingendo un cagnolino che gli saltellava intorno, tornò ad accovacciarsi al suo posto. In mano aveva qualcosa avvoltolato in un cencio.
«Ecco, mangiate, signore,» disse, tornando al tono rispettoso di prima, e tirò fuori dal cencio delle patate lesse che offerse a Pierre. «A pranzo c'era zuppa. Ma le patate sono eccellenti!»
Era un giorno intero che Pierre non mangiava, e l'odore delle patate gli parve insolitamente gradevole. Ringraziò il soldato e si mise a mangiare.
«Ma come, le mangi così?» disse sorridendo il soldato, e prese in mano una patata. «Guarda, è così che devi fare!»
Tirò fuori di nuovo il coltellino a scatto; sul palmo della mano, tagliò la patata in due parti eguali, vi sparse un po' di sale tolto dal cencio e la porse a Pierre.
«Patate eccellenti,» ripeté. «Ecco, è così che devi mangiarle.»
A Pierre parve di non aver mai mangiato cibo più gustoso.
«Per me, ormai, fa lo stesso,» disse Pierre. «Soltanto, vorrei sapere