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vita «di cristiano», come diceva, cioè di contadino. I proverbi che costellavano il suo discorso non erano i proverbi, per la maggior parte indecenti e sfrontati, che dicono i soldati, ma quelle sentenze popolari che sembrano così insignificanti prese così, da sole, e che acquistano invece, all'improvviso, un senso di profonda saggezza quando vengono pronunciate a proposito.   
   Sovente gli capitava di dire esattamente l'opposto di quanto aveva detto un attimo prima: ma sia l'una che l'altra cosa erano giuste. Gli piaceva parlare e parlava bene, abbellendo il suo parlare di vezzeggiativi e di proverbi che a Pierre sembravano inventati lì per lì; ma il fascino principale dei suoi racconti stava nel fatto che, nel suo modo di esporli, anche gli avvenimenti più semplici, a volte perfino gli stessi a cui Pierre aveva assistito senza farci caso, prendevano un aspetto di solenne bellezza. Gli piaceva ascoltare le favole, sempre le stesse, che un altro soldato raccontava ogni sera. Ma ancora di più gli piaceva ascoltare storie di vita reale. Nell'ascoltarle sorrideva di gioia, suggeriva le parole e faceva domande che tendevano a render più chiara la bellezza di ciò che gli stavano raccontando. Affetti, amicizie, amore nel senso in cui Pierre intendeva queste cose, Karataev non ne provava; ma voleva bene a tutti, e viveva in un rapporto amorevole con tutto ciò che la vita gli faceva incontrare, specialmente con l'uomo, ma non un uomo determinato, bensì tutti gli uomini che gli capitavano davanti agli occhi. Amava il suo cagnolino, amava i compagni, i francesi, amava Pierre, che era il suo vicino; ma Pierre sentiva che Karataev, nonostante tutta l'affettuosa tenerezza che aveva per lui (e con la quale rendeva istintivamente omaggio alla vita spirituale di Pierre), non si sarebbe addolorato nemmeno per un istante se li avessero separati. E Pierre cominciava a provare lo stesso

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