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vedere, al piccolo Nikoluška che stava seduto davanti a lei e gioiva alla vista della città, chinò la testa e non la rialzò più, finché la pesante carrozza, scricchiolando, sussultando e traballando non si fermò. I predellini scattarono in fuori con un gran fracasso.   
   Gli sportelli si aprirono. A sinistra c'era dell'acqua (il grande fiume), a destra una scalinata d'ingresso. Sulla scalinata c'era gente, alcuni domestici e una ragazza accesa in viso, con una grande treccia nera, che sorrideva - come parve alla principessina Mar'ja - in modo sgradevole e ipocrita (era Sonja). La principessina salì di corsa per le scale; la ragazza dal sorriso ipocrita disse: «Di qui, di qui!» e la principessina si trovò in anticamera, di fronte a una donna anziana, di tipo orientale, che le veniva rapidamente incontro con un'espressione commossa. Era la vecchia contessa. Questa abbracciò la principessina Mar'ja e si mise a baciarla.   
   «Mon enfant!» esclamò. «Je vous aime et vous connais depuis longtemps.»   
   Nonostante fosse profondamente agitata, la principessina capì che aveva di fronte la contessa, e che bisognava dirle qualcosa. Senza sapere neppure lei come, pronunciò quelle parole di cortesia in francese, con lo stesso tono di quelle che le erano state appena rivolte, e poi domandò come stava lui.   
   «Il dottore dice che è fuori pericolo,» rispose la contessa, ma mentre diceva così levò con un sospiro gli occhi verso l'alto, e la sua espressione, nel compiere quel gesto, contrastava con le sue parole.   
   «Dov'è? È possibile vederlo?» domandò la principessina.   
   «Subito, principessina, subito, amica mia. E questo è suo figlio?» disse, rivolgendosi a Nikoluška, che in quel momento era entrato insieme a

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