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perché dimostravano che lo stato d'animo dei presenti era molto lontano dal suo.   
   «Dov'è lui?» domandò ancora una volta.   
   «È da basso, c'è Nataša con lui,» rispose Sonja arrossendo.   
   «Abbiamo già mandato qualcuno a informarsi delle sue condizioni. Ma lei sarà stanca, principessina...»   
   La stizza e il disappunto fecero spuntare le lacrime agli occhi della principessina. Si girò dall'altra parte e stava per chiedere nuovamente alla contessa di dove si passava per andare da lui, quando dal corridoio si udirono dei passi leggeri, precipitosi, quasi allegri. La principessina si voltò e vide entrare di corsa nella stanza Nataša, quella Nataša che in quel lontano incontro a Mosca le era piaciuta così poco.   
   Ma alla principessina bastò guardare Nataša negli occhi, per comprendere che quella era la sua sincera compagna di dolore e quindi sua amica. Le corse incontro e, abbracciandola, scoppiò a piangere sulla sua spalla.   
   Quando Nataša, che stava vegliando al capezzale del principe Andrej, aveva saputo dell'arrivo della principessina Mar'ja, era subito uscita in silenzio dalla stanza di lui e a passi rapidi, allegri come alla principessina era sembrato, era corsa da lei.   
   Il suo viso agitato, quand'era entrata nel salotto, esprimeva una cosa sola: il suo sconfinato amore per lui, per lei, per tutto ciò che era vicino all'uomo amato, la sua pietà e il suo dolore per gli altri, il suo appassionato desiderio di dedicare tutta se stessa per alleviare le pene altrui. Si vedeva che in quel momento nell'animo di Nataša era presente il più lontano pensiero di se stessa, dei suoi rapporti con lui.   
   La sensibile principessina Mar'ja aveva capito tutto questo, sin dal

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