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primo sguardo e ora piangeva con dolorosa voluttŕ sulla sua spalla.   
   «Andiamo, andiamo da lui, Marie,» disse Nataša, conducendola in un'altra stanza.   
   La principessina Mar'ja sollevň il viso, si asciugň le lacrime e si rivolse a Nataša. Sentiva che da lei avrebbe capito, avrebbe saputo tutto.   
   «Come...» cominciň a chiedere, ma di colpo si interruppe.   
   Comprese che in quel momento le parole erano inutili: per le domande come per le risposte. La faccia e gli occhi di Nataša le avrebbero detto tutto quello che la voce sapeva.   
   Nataša la guardava, ma sembrava che avesse dei timori, dei dubbi: era incerta se dire tutto quello che sapeva, come se nell'intimo sentisse che di fronte a quegli occhi luminosi, che penetravano fino in fondo al suo cuore, non si poteva non dire tutta, tutta la veritŕ, cosě come lei l'aveva vista. Le labbra le tremarono, intorno alla bocca comparvero piccole grinze, e, scoppiando in singhiozzi, Nataša si nascose il viso fra le mani.   
   La principessina Mar'ja comprese tutto.   
   E tuttavia continuava a sperare e domandň con parole in cui non credeva:   
   «Ma com'č la sua ferita? Come sta, nel complesso?»   
   «Voi, voi... vedrete,» poté dire soltanto Nataša.   
   Per un po' rimasero sedute da basso, vicino alla sua camera, per rimettersi dal pianto ed entrare da lui con visi tranquilli.   
   «Che decorso ha avuto la malattia? Č molto che č peggiorato? Quando č successo questo?» domandava la principessina Mar'ja.   
   Nataša raccontň che in un primo tempo il pericolo era rappresentato

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