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freddamente offensivo. Se non avesse saputo di morire, come avrebbe potuto non sentire pietà di lei, come avrebbe potuto dire, in sua presenza, una frase simile! Poteva esserci una sola spiegazione: che tutto ormai gli era indifferente, e gli era indifferente perché qualcosa di diverso, di più importante gli si era svelato.   
   La conversazione era fredda, slegata, e s'interrompeva ad ogni momento.   
   «Marie è passata da Rjazan,» disse Nataša.   
   Il principe Andrej non notò che Nataša aveva chiamato Marie sua sorella. E Nataša, che per la prima volta, in presenza di lui, l'aveva chiamata così, ne restò lei stessa sorpresa.   
   « Ebbene?» disse lui.   
   «Ha saputo che Mosca è andata tutta a fuoco, da cima a fondo, pare che...»   
   Nataša si fermò: non poteva continuare. Era evidente che lui si sforzava di ascoltare, ma non ci riusciva.   
   «Sì, dicono che sia andata a fuoco,» mormorò. «È molto triste,» e si mise a guardare davanti a sé, mentre con le dita si ravviava i baffi, con un gesto meccanico. «E tu, Marie, hai incontrato il conte Nikolaj?» disse a un tratto il principe Andrej, e si capiva che voleva far loro piacere. «Ha scritto che gli sei piaciuta molto,» proseguì con semplicità e tranquillità, non più in grado, evidentemente, di comprendere il complesso significato che le sue parole avevano per i vivi. «Se anche a te lui fosse piaciuto sarebbe bene... che vi sposaste,» aggiunse un po' più velocemente, come se si rallegrasse d'aver trovato, infine, le parole giuste.   
   La principessina Mar'ja ascoltava le sue parole, ma esse ormai non

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